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Era il 2010: il primo caso italiano di defibrillatore biventricolare per via transettale
24 ottobre 2018

Era il 2010: il primo caso italiano di defibrillatore biventricolare per via transettale

Lo scompenso cardiaco si manifesta quando il cuore non ha più la capacità di pompare la quantità di sangue necessaria all’organismo. Colpisce prevalentemente le persone con un’età superiore ai 70 anni, ma con una frequenza sempre maggiore. Nonostante lo scompenso cardiaco sia una malattia ormai conosciuta, quando di presentano complicanze sono necessarie soluzioni alternative. Il dottor Giuseppe De Martino, aritmologo e direttore del gruppo Servisan, racconta di quella persona che nel 2010 si rivolse a lui.

«Il paziente - racconta il dottor Giuseppe De Martino, aritmologo e direttore del gruppo Servisan - soffriva di scompenso cardiaco, con un cuore dilatato che pompava male e blocco di branca sinistra. Era necessario l’impianto di un defibrillatore biventricolare per risincronizzare le pareti del cuore e farlo pompare meglio. Di solito - spiega l’aritmologo - questo dispositivo si applica passando attraverso la via venosa, ma quella che avrebbe dovuto condurci nel punto esatto in cui impiantare il defibrillatore, era occlusa. Con l’impossibilità di eseguire la normale procedura - continua il direttore del gruppo Servisan -  si sarebbe dovuto rinunciare all’operazione, ma volevamo restituire al paziente una vita normale. Ci venne quindi l’idea di effettuare l’intervento impiantando il dispositivo attraverso la creazione di una via transettale, cioè una specie di buco tra atrio destro e sinistro. Nel 2010 si trattava della prima operazione di tale genere in Italia. Inserimmo quindi il catetere attraverso il buco tra gli atri, avvitandolo all’interno del ventricolo sinistro. Operazione perfettamente riuscita. A distanza di 8 anni - conclude lo specialista - il paziente continua ad avere benefici enormi da quell’intervento e ha potuto riprendere le sue normali attività quotidiane, comprese quelle lavorative».

Scompenso cardiaco, cause e sintomi
Le cause più comuni di scompenso cardiaco sono l’ipertensione, una patologia del muscolo o delle valvole cardiache, cardiopatia ischemica, cioè infarto o restringimento fino all’occlusione delle arterie che irrorano il cuore. In presenza di queste condizioni, il cuore si danneggia progressivamente, finendo per dilatarsi e perdere la forza di contrazione necessaria a garantire il giusto apporto di sangue all’organismo. Uno dei sintomi più comuni dello scompenso cardiaco è l’affanno, che può iniziare fin dalle fasi precoci e che si avverte come una sorta di “mancanza d’aria” durante lo svolgimento di attività fisiche, prima ben tollerate. Altro sintomo comune è la stanchezza, che compare sin dall’inizio di attività fisiche quotidiane, oltre a gonfiore alle caviglie, segno di ritenzione di liquidi, che comporta spesso la necessità di instaurare la terapia con diuretici.

Come si diagnostica lo scompenso cardiaco?
Per effettuare la diagnosi di scompenso cardiaco serve innanzitutto valutare la storia clinica del paziente e i sintomi sospetti durante la visita cardiologica. Elettrocardiogramma ed ecocardiogramma, in particolare quest’ultimo, consentono di stabilire il grado di dilatazione del cuore e la sua capacità di pompare sangue. In alcuni casi possono essere tuttavia necessari altri esami diagnostici come la risonanza magnetica cardiaca e, in caso di sospetta causa ischemica, la coronarografia.

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