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La storia di Nunzia, libera dalla fibrillazione atriale con la tecnica ibrida del Dott. De Martino
23 dicembre 2018

La storia di Nunzia, libera dalla fibrillazione atriale con la tecnica ibrida del Dott. De Martino

Nunzia non riusciva a fare più nulla e aveva perso la speranza di poter tornare a una vita attiva e normale. Nunzia si è sottoposta alla tecnica di ablazione ibrida messa a punto dal Dott. De Martino e dalla sua equipe, una tecnica che porta alla guarigione oltre il 96% dei pazienti. Dopo l’intervento i sintomi sono completamente scomparsi e Nunzia e il marito hanno potuto festeggiare il loro 50° anniversario.

La storia di Nunzia, libera dalla fibrillazione atriale con la tecnica ibrida del dott. De Martino.

Da oltre 2 anni Nunzia soffriva di fibrillazione atriale. Quando il disturbo si presenta per un tempo così lungo si parla di fibrillazione atriale “persistente di lunga durata”. In questi casi le tecniche tradizionali (ablazione transcatetere) non si sono rivelate efficaci nel risolvere il problema, costringendo i pazienti a ripetere diverse volte l'ablazione, a convivere con sintomi spesso invalidanti, come l’affanno, e a dover proseguire terapie farmacologiche per tutta la vita.

Nunzia non riusciva a fare più nulla e aveva perso la speranza di poter tornare a una vita attiva e normale.

Nunzia si è sottoposta alla tecnica di ablazione ibrida messa a punto dal Dott. De Martino e dalla sua equipe, una tecnica che porta alla guarigione oltre il 96% dei pazienti. Dopo l’intervento i sintomi sono completamente scomparsi e Nunzia e il marito hanno potuto festeggiare il loro 50° anniversario.

>> vuoi saperne di più? Leggi Ablazione IBRIDA: risultati

Sintomi e rischi della fibrillazione atriale persistente

La fibrillazione atriale è un’aritmia caratterizzata da una completa irregolarità dell’attività elettrica degli atri che restano come “paralizzati” e perdono la capacità di portare sangue ai ventricoli, spiega il Dott. De Martino, Responsabile del gruppo di aritmologi Servisan. Il battito cardiaco, inoltre, perde la sua normale regolarità, con sintomi quali affanno, palpitazioni, dolore toracico e affaticamento. Questa aritmia porta ad un significativo aumento del rischio di complicanze cardiovascolari anche gravi: ad esempio, circa 1/3 di tutti gli ictus cerebrali sono causati dalla fibrillazione atriale (ictus cerebrale).

Quando è indicata l’ablazione ibrida

L’ablazione ibrida è indicata in tutti quei casi in cui, nonostante la terapia farmacologica e altri interventi, quali cardioversione elettrica o ablazioni tradizionali, non sia stato possibile ripristinare il ritmo cardiaco, portando spesso a ingrossamenti degli atri e a sintomi sempre più invalidanti.

Come funzione l’ablazione ibrida

La tecnica ibrida consiste in 2 step: il primo, epicardico, prevede un taglio sul torace necessario ad intervenire su quelle parti del cuore che non possono essere raggiunte con la tecnica tradizionale.

Questo primo intervento, più invasivo, è più impegnativo per il paziente poiché richiede un ricovero di circa una settimana ed una convalescenza a casa di un altro paio di settimane. 

Solitamente dopo il primo step é ancora presente fibrillazione atriale. È importante, in questa fase, dice ancora il Dott. De Martino, che il paziente abbia tutto il supporto necessario da parte del medico e della famiglia, in quanto il paziente potrebbe demoralizzarsi a causa della persistenza della aritmia. Al paziente va ricordato con fermezza che la guarigione si raggiunge solo con il secondo intervento.

Il secondo step avviene dopo circa un mese dal primo e consiste in un’ablazione endocardica di “completamento”. Si tratta di un intervento molto meno invasivo del primo: l’ablazione viene effettuata transcatetere, attraverso la puntura della vena femorale e l’ablazione delle zone interne degli atri e serve a completare la distruzione di quelle zone dove origina la fibrillazione atriale.

La novità rivoluzionaria di questo intervento è che, grazie all'approccio esterno ed interno, consente di colpire oltre il 95% delle cellule che causano la fibrillazione e non solo il 60% di esse, come accade con la sola ablazione endocardica tradizionale, che viene fatta negli altri centri di Elettrofisiologia.

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