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La storia di Vincenzo: rischia la morte per un banale malessere, il defibrillatore lo salva
24 luglio 2018

La storia di Vincenzo: rischia la morte per un banale malessere, il defibrillatore lo salva

Vincenzo soffriva di cardiomiopatia dilatativa, una patologia che non permette al cuore di pompare bene il sangue verso tutti gli organi. Il dottor Giuseppe De Martino, aritmologo e direttore del gruppo Servisan, e il suo cardiologo avevano deciso di inserire un defibrillatore per risolvere il problema e tornare a far star bene Vincenzo. Un giorno il defibrillatore ha dato una scossa al suo cuore, intervenendo su una fibrillazione ventricolare e salvandogli la vita. A seguito di controlli, gli specialisti hanno scoperto che un banale malessere aveva abbassato i livelli di alcuni sali minerali: una situazione che avrebbe potuto rivelarsi fatale se non ci fosse stato il defibrillatore.

La cardiomiopatia di Vincenzo non permetteva al suo cuore di pompare normalmente il sangue verso tutti gli organi. La funzione contrattile del suo muscolo cardiaco, infatti, era inferiore al 35%: un livello troppo basso perché Vincenzo stesse bene e non rischiasse la vita. Il dottor Giuseppe De Martino, aritmologo e direttore del gruppo Servisan, decise insieme al suo cardiologo di impiantare un defibrillatore. Grazie a questa operazione Vincenzo è tornato a star bene e a riprendere le normali attività quotidiane. Un giorno il defibrillatore è intervenuto, dando una scossa elettrica al suo cuore. Effettuando i controlli, il dottor De Martino ha scoperto che il dispositivo era intervenuto perché vi era stata una fibrillazione ventricolare, un evento che avrebbe potuto provocare la morte di Vincenzo se non avesse avuto un defibrillatore nel suo cuore. Da subito lo specialista aveva sospettato che un banale malessere dei giorni precedenti, caratterizzato da diversi episodi di diarrea e vomito, fosse stato la causa scatenante di tutto. Eseguendo gli esami del sangue, l’ipotesi si è rivelata esatta: i livelli di alcuni sali minerali si erano abbassati troppo, soprattutto quello del potassio che, insieme al sodio, controlla la corretta contrazione muscolare e il ritmo del cuore. Un banale malessere avrebbe potuto essere fatale se Vincenzo non avesse avuto un defibrillatore.

 

 

Che cos’è la cardiomiopatia dilatativa?

La cardiomiopatia dilatativa è una patologia del muscolo cardiaco che colpisce prevalentemente il ventricolo sinistro. Si tratta di un ingrossamento del ventricolo che porta il cuore a non ha più la capacità di pompare bene il sangue verso tutto l’organismo. Si tratta di una delle cause che possono portare allo scompenso cardiaco, una sindrome che può anche causare la morte improvvisa del paziente. Spesso non è possibile risalire alle cause dell’ingrossamento del cuore, che possono essere diverse: dalle mutazioni genetiche ai difetti congeniti, dallo stile di vita errato all’esposizione a sostanze tossiche, fino alle malattie cardiovascolari come cardiopatia ischemica e ipertensione arteriosa. Solitamente i sintomi della cardiomiopatia dilatativa sono gli stessi dello scompenso cardiaco: pallore, stanchezza, dispnea, fiato corto, gonfiore addominale o degli arti inferiori, aumento improvviso di peso dovuto a ritenzione idrica, palpitazioni, capogiri o svenimenti. Prevenire l’insorgenza della cardiomiopatia dilatativa è possibile con un corretto stile di vita: seguendo un’alimentazione sana ed equilibrata, evitando l’abuso di alcolici. riducendo o eliminando il fumo, perdendo peso, praticando attività fisica regolarmente.

 

 

Cardiomiopatia dilatativa, diagnosi e trattamento

Gli esami utili per diagnosticare una cardiomiopatia dilatativa sono svariati e devono essere valutati e indicati da uno specialista, a seconda della storia del paziente e della gravità dei sintomi e del quadro clinico complessivo. Le indagini diagnostiche che è possibile effettuare sono: analisi del sangue, radiografia del torace, elettrocardiogramma, ecocardiogramma, test da sforzo, coronarografia, cateterismo cardiaco, biopsia endomiocardica, risonanza magnetica cardiaca con mezzo di contrasto, tc cuore, indagini genetiche. Una volta accertata la presenza di una cardiomiopatia dilatativa, è necessario che chi ne soffre segue la terapia consigliata dallo specialista. Anche il trattamento della patologia varia a seconda della gravità delle condizioni del paziente e del quadro clinico. La terapia può prevedere l’uso di farmaci quali ACE-inibitori/sartani, beta-bloccanti, anti-aldosteronici, diuretici, digossina. Inoltre, in alcuni casi bisogna procedere all’impianto di un pacemaker biventricolare e/o di un defribrillatore automatico. Nei pazienti più gravi o per i quali i trattamenti precedenti si sono rivelati insufficienti, potrebbe essere necessario l’impianto di dispositivi di assistenza ventricolare sinistra o addirittura il trapianto di cuore.

 

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