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La tenacia di Viviana: storia di chi non ha perso la speranza
19 settembre 2018

La tenacia di Viviana: storia di chi non ha perso la speranza

Per lungo tempo Viviana ha dovuto convivere con una tachicardia parossistica sopraventricolare, che ha cominciato a farla star male da quando aveva circa 11 anni. Nonostante due interventi non andati a buon fine, non ha perso la speranza e si è rivolta al dottor Giuseppe De Martino, aritmologo e direttore del gruppo Servisan. Oggi Viviana ha 18 anni e dopo tanto tempo è tornata a sorridere e a vivere normalmente la sua vita.

Tra gli 11 e 13 anni Viviana ha cominciato a soffrire di tachicardia parossistica sopraventricolare. In alcuni casi era arrivata a 280-300 battiti al minuto, soffriva di svenimenti e non riusciva a condurre una vita normale da adolescente. Negli anni si è sottoposta a due ablazioni, non andate a buon fine. Viviana continuava a star male, ma non ha perso la speranza. Si è rivolta così al dottor Giuseppe De Martino, aritmologo e direttore del gruppo Servisan, che ha convinto la ragazza a non arrendersi alla malattia. Su consiglio del dottor De Martino, Viviana si è sottoposta a un nuovo intervento di ablazione, che si è rivelato risolutivo. Adesso Viviana ha 18 anni e dopo tanto tempo è tornata a sorridere e a poter vivere normalmente la sua vita.

 

 

Che cos’è la tachicardia parossistica sopraventricolare?
La tachicardia parossistica sopraventricolare è una delle aritmie più comuni e può insorgere durante l’infanzia o l’adolescenza. La causa più comune è rappresentata da un “corto circuito” all’interno del cuore dovuto alla presenza di vie di conduzione anomale dell’impulso elettrico. Ma le cause possono essere diverse. Solitamente la malattia si manifesta con il cardiopalmo, cioè una sensazione di “batticuore”, ma in alcuni casi i sintomi possono anche essere la perdita di coscienza (sincope), il capogiro, il dolore al petto, l’affanno e l’astenia.

 

Tachicardia parossistica sopraventricolare, diagnosi e cura
Per effettuare una diagnosi di tachicardia parossistica sopraventricolare può bastare, se l’aritmia è in corso, un semplice elettrocardiogramma. Quando la tachicardia non è presente, invece, bisogna ricorrere al monitoraggio delle 24 ore (Holter) o a dispositivi event-recorder. Il trattamento prevede la terapia farmacologica  a base di calcio-antagonisti, beta-bloccanti e di farmaci antiaritmici di classe I. Tuttavia gli esperti e le linee guida internazionali preferiscono curare la tachicardia parossistica sopraventricolare con l’ablazione transcatetere: una procedura a basso rischio ed elevata efficacia che permette di trattare in maniera definitiva le più comuni forme di tachicardia parossistica sopraventricolare. L’ablazione consiste nell’inserire all’interno del cuore delle sonde molto sottili che consentono di localizzare e “bruciare” il filo o le cellule responsabili dell’aritmia ed eliminarle per sempre. Solitamente, una volta effettuata l’ablazione è possibile tornare fin da subito a una vita normale, senza doversi più sottoporre a visite di controllo o esami diagnostici.

 

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