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Scompenso cardiaco, la morte cardiaca improvvisa è una conseguenza, ma si può prevenire
17 ottobre 2018

Scompenso cardiaco, la morte cardiaca improvvisa è una conseguenza, ma si può prevenire

Lo scompenso cardiaco si verifica quando il cuore non è in grado di pompare il sangue normalmente a tutto l’organismo. La morte improvvisa è una delle conseguenze di questa patologia. Perchè accade? Si può prevenire? Risponde il dottor Giuseppe De Martino, aritmologo e direttore del gruppo Servisan.

«La morte cardiaca improvvisa - spiega il dottor Giuseppe De Martino, aritmologo e direttore del gruppo Servisan - è la conseguenza più nefasta dello scompenso cardiaco. E’ legata a un’aritmia ventricolare, a sua volta dovuta a tachicardia ventricolare o fibrillazione ventricolare che fanno arrestare improvvisamente il cuore. Alcuni pazienti sono più esposti al rischio di morte improvvisa, ovvero che il cuore si fermi all’improvviso, in particolare coloro che presentano una frazione di eiezione sotto il 35%. La  morte cardiaca improvvisa, tuttavia, non è solo una possibile conseguenza dello scompenso cardiaco, ma anche di altre patologie, come la sindrome di Brugada o la sindrome del QT lungo».

 

Morte improvvisa, è possibile prevenirla?

Uno stile di vita sano è il punto di partenza per la prevenzione delle patologie cardiache. «Ridurre o eliminare il fumo, corretta alimentazione, praticare attività fisica - precisa l’esperto -  sono cambiamenti da introdurre nel proprio stile di vita per prevenire l’insorgenza di malattie cardiovascolari. Ad esempio, praticare esercizio fisico per circa 30 minuti almeno 3 volte alla settimana ha effetti a cascata su tutto l’organismo, dal metabolismo all’umore, dalla circolazione al benessere fisico. Seguire la dieta mediterranea, che da noi è di casa, è la scelta migliore per preservare non solo la salute del cuore ma di tutto l’organismo».

 

Scompenso cardiaco, perché il defibrillatore salva la vita?

Lo scompenso cardiaco viene trattato con l’utilizzo di farmaci ACE inibitori, betabloccanti, diuretici, oltre a una nuova classe di farmaci (ARNI) che agiscono potenziando l'effetto di un ormone prodotto dal cuore a difesa dello scompenso cardiaco. «Questi farmaci sono la prima linea di difesa - spiega il dottor Giuseppe De Martino -,  tuttavia se la frazione di eiezione è uguale o inferiore al 35% deve essere impiantato un defibrillatore per scongiurare la morte improvvisa. Il defibrillatore è come una piccola pila posizionata sottocute e collegata a fili che arrivano al cuore, permettendo di sorvegliare l’attività del cuore e interviene in caso di necessità con una scarica. Il defibrillatore - sottolinea l’esperto - è fondamentale per evitare la morte improvvisa. Infatti, il cuore deve essere defibrillato entro cinque minuti e, in caso di emergenza, non ci sarebbe il tempo di attendere l’arrivo di un’ambulanza».

 

In cosa consiste l’intervento per impiantare un defibrillatore?

Studi scientifici hanno dimostrato che il defibrillatore è efficace nel prevenire la morte improvvisa in pazienti affetti da scompenso cardiaco. «L’intervento di impianto di defibrillatore dura poco meno di un’ora e richiede un piccolo taglio nella zona sottoclavicolare nel pettorale di sinistra - spiega il dottor Giuseppe De Martino -. Viene così creata una tasca e, poi, attraverso la succlavia, si procede all’inserimento di uno o più fili che vengono avvitati all'interno del cuore. In assenza di complicanze, dopo due giorni dall’operazione, il paziente può tornare a casa. Dopo l’intervento - conclude il dottor Giuseppe De Martino - il paziente non ha fastidi, i dispositivi sono piccoli e compatibili con la risonanza magnetica, non danno limitazioni e solo ogni sei mesi il paziente deve sottoporsi a un controllo ambulatoriale. Il resto del monitoraggio clinico può invece essere fatto con il proprio cardiologo».

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