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L'impianto di un defibrillatore cardiaco

Cos'è

Il Defibrillatore cardiaco (ICD) è un piccolo dispositivo che viene impiantato sottocute la cui funzione è quella di prevenire la morte cardiaca improvvisa in quei pazienti ad alto rischio di sviluppare aritmie ventricolari maligne (tachicardie ventricolari, fibrillazione ventricolare). I modelli attuali hanno all’incirca la grandezza di un orologio da polso (sono ormai di dimensioni molto simili a quelle di un pace-maker). La sede più comune di impianto è sul torace del paziente subito al di sotto della clavicola.

Quando impiantare il defibrillatore

Come gè detto il defibrillatore cardiaco va impiantato in tutti quei pazienti che hanno un alto rischio di sviluppare aritmie ventricolari maligne (tachicardie ventricolari, fibrillazione ventricolare) che possono portare a morte cardiaca improvvisa.

 

Le malattie cardiache ad alto rischio di morte cardiaca improvvisa sono le seguenti:

- Infarto del miocardio con compromissione moderato-severa della funzione contrattile del cuore (frazione d'eiezione del ventricolo sinistro < 40%)

- Cardiomiopatia dilatativa non infartuale con compromissione severa della funzione contrattile del cuore (frazione d'eiezione del ventricolo sinistr < 35-30%)

- Cardiopatia ad alto rischio aritmico (ad es. Cardiomiopatia ipertrofica, Sindrome di Brugada, Sindrome del QT lungo)

- Pregresso episodio di aritmia ventricolare maligna (tachicardia ventricolare, fibrillazione ventricolare) sottoposta ad adeguate manovre rianimatorie efficaci. 

Come si svolge l'intervento

L’intervento di impianto del defibrillatore è nella maggior parte dei casi una procedura semplice e veloce (di fatto, in mani esperte, non differisce molto dall'impianto di un semplice pace-maker). Essa consiste in una piccola incisione cutanea (in genere 3-4 cm)  attraverso la quale viene creato un alloggiamento (tasca) per il dispositivo. Vengono poi avanzati fino al cuore, attraverso grossi vasi venosi e sotto guida radioscopica, uno o più elettrocateteri. Il pacemaker viene poi connesso agli elettrocateteri ed il tutto viene alloggiato all’interno della tasca sottocutanea.

L’intervento viene eseguito in anestesia locale. Il paziente inoltre viene sedato al fine di rendere meno disconfortevole la procedura.

L’intervento può essere effettuato nel corso di un breve ricovero (2-3 giorni) e alla dimissione il paziente può tornare ad una vita normale.

A guarigione avvenuta il dispositivo può essere apprezzato dall’esterno come un sottile rigonfiamento della cute.

Quali sono i rischi

Come nel caso di un pace-maker, anche la procedura di impianto del defibrillatore, in mani esperte, comporta un rischio di complicazioni molto basso. Le più comune sono la formazione di un ematoma a livello della tasca di impianto del dispositivo ed l’infezione del dispositivo.

In casi molto rari la manipolazione degli elettrocateteri all’interno del cuore può provocare perforazioni.

Cosa fare dopo l'impianto

Nell’immediato postoperatorio è consigliabile medicare l’incisione chirurgica che guarisce nell’arco di 7-10 gg ed assumere una terapia antibiotica di copertura. Viene spesso consigliato ai pazienti di non effettuare movimenti eccessivi con l’arto omolaterale all’impianto per almeno 10-15 giorni in modo da scongiurare il rischio di sposizionamento degli elettrocateteri.

Il Defibrillatore (ICD) deve essere controllato elettronicamente mediante un apposito apparecchio a un mese e successivamente ogni sei mesi al fine di garantire un funzionamento ottimale dell’apparecchio e monitorare lo stato di carica della batteria.

La durata degli apparecchi attuali si aggira intorno ai 6-8 anni. Quando il Defibrillatore è giunto alla fine della sua vita utile è necessario sostituirlo mediante un piccolo intervento chirurgico.

 
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