La Tachicardia Parossistica Sopraventricolare (TPSV)

Cos'è

Le tachicardie parossistiche sopraventricolari (TPSV) sono aritmie molto comuni. Esse possono manifestarsi a tutte le età e spesso insorgono durante l’infanzia o l’adolescenza.

Il sintomo più comune è il cardiopalmo, vale a dire una sensazione di “batticuore”, che spesso inizia in maniera brusca e tende a durare alcuni minuti.

Gli episodi nella maggior parte dei casi si interrompono spontaneamente. Quando durano di più può essere necessario ricorrere alle cure mediche che prevedono la infusione endovenosa di farmaci che bloccano l’aritmia.

Sintomi più rari delle tachicardie parossistiche sopraventricolari possono essere la perdita di coscienza (sincope), il capogiro, il dolore al petto, l’affanno e l’astenia.

 

 

 

Quali sono le cause

Le cause delle TPSV possono essere di diversa natura. Il meccanismo più comune è rappresentato dallo stabilirsi, all’interno del cuore, di un “corto circuito” dovuto alla presenza di vie di conduzione “anomale” dell’impulso elettrico. Le forme di TPSV più comuni sono la tachicardia da rientro nodale e la tachicardia reciprocante atrio-ventricolare.

 

La tachicardia parossistica da rientro nodale

Questa forma di tachicardia è caratterizzata dalla creazione di un corto circuito all’interno del nodo atrio-ventricolare, una struttura cardiaca che funge da “centralina” di collegamento dell’impulso elettrico tra atri e ventricoli. Nei pazienti affetti da questo  tipo di tachicardia sono presenti, all’interno del nodo atrio-ventricolare,  zone a velocità di conduzione differente (una via “rapida” ed una via “lenta”). L’innesco di un circuito ad “anello” tra le due vie di conduzione causa  la tachicardia.  La tachicardia da rientro nodale è la forma più comune di TPSV e rappresenta una entità essenzialmente benigna. Essa può portare a conseguenze gravi solo nel caso in cui si manifesti con episodi sincopali.


La tachicardia reciprocante atrio-ventricolare e la Sindrome di Wolff-Parkinson-White

Questa forma di tachicardia è caratterizzata dalla creazione di un corto circuito tra la normale via di conduzione dell’impulso al ventricolo  (il nodo atrio-ventricolare) e vie di conduzione “accessorie” presenti nel cuore fin dalla nascita. Queste vie di connessione possono essere situate sia nella parte destra che nella parte sinistra del cuore ed in molti casi la loro presenza è evidente all’esame elettrocardiografico. La condizione clinica caratterizzata da episodi di cardiopalmo parossistico e presenza di vie di conduzione “accessorie” è conosciuta come Sindrome di Wolff-Parkinson-White. Questa forma di TPSV è meno comune della precedente e deve essere sospettata quando le crisi di cardiopalmo iniziano nell’infanzia o quando l’elettrocardiogramma fa sospettare la presenza di una conduzione atrio-ventricolare anomala. Fare la diagnosi è molto importante perché questa condizione, a differenza della precedente, non è totalmente benigna in quanto, anche se in casi rari, porta al rischio di morte improvvisa.

Come si fa la diagnosi

La diagnosi di TPSV può essere fatta, in corso di tachicardia, con un semplice elettrocardiogramma. Quando l’aritmia non è presente, invece, l’elettrocardiogramma può non bastare  e bisogna ricorrere al monitoraggio delle 24 ore (Holter) o a dispositivi event-recorder.

La diagnosi di queste forme di aritmia, comunque, può essere spesso solo clinica data la suggestività dei sintomi lamentati dal paziente.

Come si cura

I farmaci

La terapia farmacologica per la tachicardia parossistica si avvale di farmaci quali i calcio-antagonisti, i beta-bloccanti ed i farmaci antiaritmici di classe I.

L’efficacia dei farmaci in questo tipo di aritmie non supera il 50%. La terapia inoltre va assunta a vita e spesso perde di efficacia con il tempo.

Data la scarsa efficacia e la giovane età media dei pazienti affetti, gli esperti e le linee guida internazionali riservano a questi trattamenti un ruolo marginale rispetto a quello dell’ ablazione transcatetere.

 
L'ablazione transcatetere
L’ablazione transcatetere è una procedura a basso rischio che permette, con una elevata efficacia, di trattare in maniera definitiva le più comuni forme di tachicardia parossistica sopraventricolare. Nei pazienti affetti da queste aritmie è possibile inserire all’interno del cuore delle sonde molto sottili che consentono di localizzare e “bruciare” le vie di conduzione che sono la causa delle tachicardie. 
 
La procedura viene effettuata attraverso semplici punture venose ottenute con l’ausilio dell’anestesia locale, durante una sedazione profonda. La sedazione profonda consente al paziente di addormentarsi appena entrato in sala operatoria e di risvegliarsi una volta terminato. In questo modo egli non averte alcun disturbo e non conserva alcun ricordo spiacevole.  L'accesso avviene attraverso una piccola puntura effettuata  in genere solo a livello dell’inguine (vena femorale), molto più raramente a livello della della spalla (vena succlavia) o del collo (vena giugulare).  Vengono inserite nel cuore delle piccole sonde mediante le quali è possibile registrare l’attività elettrica cardiaca, indurre l’aritmia clinica e studiarla in modo da individuarne le cause elettrofisiologiche. Questa fase viene chiamata "studio  elettrofisiologico".
 
Una volta fatta la diagnosi con certezza, nel corso della stessa seduta è possibile procedere alla vera e propria ablazione ossia intervenire “bruciando”, sempre con una sonda, il filo o le cellule responsabili dell’aritmia ed eliminarla per sempre.
 
La procedura di ablazione dura circa un ora e prevede un breve ricovero (circa 2 notti).
 
Dopo l’ablazione si può tornare da subito ad una vita normale e nella maggior parte dei casi non è più necessario sottoporsi a visite di controllo o esami diagnostici.
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